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Il Magistrato della Misericordia di Livorno

Il Magistrato è l'organo di governo dell'Arciconfraternita, eletto ogni 5 anni da tutti gli iscritti aventi diritto di elezione attiva e passiva in quanto in regola con il pagamento dei contributi sociali.

Il Magistrato è composto da un minimo di 9 ad un massimo di 14 membri, eletti tra i Confratelli effettivi e i sostenitori che abbiano compiuto il trentesimo anno di età, siano in pari con le quote sociali, non abbiano in corso procedimenti giudiziari a loro carico ed appartengano all'Arciconfraternita da almeno due anni.

Il Preposto è eletto dal Magistrato nella sua prima riunione. E' il Capo dell'Arciconfraternita, ne dirige e ne sorveglia le varie attività, ne ha la rappresentanza legale e ne firma gli atti.

Rappresenta l'Arciconfraternita all'interno della Confederazione Nazionale delle Misericordie d'Italia.

Ai sensi dell'articolo 60 dello Statuto della Misericordia di Livorno la fratellanza ha chiesto al Vescovo di Livorno e alla Confederazione Nazionale delle Misericordie d'Italia la nomina di un commissario.

Attuale Commissario della Misericordia di Livorno: Dott. Domenico Mannino

Attuale Vice Commissario: Dott. Gianluca Staderini

 

La figura del "Magistrato" nella storia

La figura del Magistrato di Misericordia è un'istituzione che venne stabilita nella Repubblica Ligure nell’anno 1413, per sanare almeno parzialmente lo status quo dell'epoca che prevedeva immense ricchezze a beneficio di pochi, a scapito della miseria per le masse.

Quod Dux et Consilium possint eligere Officium Misericordiae è il titolo del capitolo di queste leggi che prescrivevano che ogni anno, a Natale, venissero eletti tra i cittadini degli ufficiali, che avevano il compito di raccogliere e distribuire beni tra i poveri della città. E siccome quando si tratta di denaro c’è sempre da stare in guardia, nel 1419 si decretò, su richiesta dell’Arcivescovo di Genova, che fossero eletti altri quattro ufficiali, addetti a verificare che ogni opera di misericordia andasse a buon fine.

I Magistrati non potevano accettare altre cariche pubbliche ed era anche loro onere ricercare coloro che abbandonavano i neonati davanti alle chiese e condannarli ad una severa multa, compito che, tuttavia, non assolsero mai. Eventuali controversie cadevano sotto la giurisdizione del Vescovo e dei suoi ufficiali, nessun altro tribunale era autorizzato ad intervenire. Il Magistrato di misericordia, inoltre, aveva facoltà di fare ricerche sui beni dei poveri in qualsiasi pubblico archivio e qualsiasi riscossione a loro carico doveva finire nelle casse del Banco di San Giorgio ed essere utilizzata solo per le opere di carità, per il riscatto degli schiavi e per soccorrere i più bisognosi.

I notai della città erano tenuti a informare la Magistratura dei legati contenuti nei testamenti ed ogni eventuale omissione veniva punita con una multa che corrispondeva ad un quinto del lascito che non era stato denunciato. Inoltre, il Magistrato di Misericordia amministrava anche i diritti del console genovese a Tunisi, si prelevava una certa somma sulle importazioni di argento e pietre preziose e questa percentuale andava investita per la redenzione degli schiavi. Molti erano coloro che lasciavano i loro beni al Magistrato della Misericordia, con i più diversi scopi, tra cui aiuti alle donne senza marito, ai poveri per studiare, oppure per dare soccorso e alleviare la tremenda condizione dei carcerati.

 

Last modified on Lunedì, 29 Gennaio 2018 17:52
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